Tutta colpa di una canzone (Pagina 4)

Continua il racconto per raggiungere l’oasi di felicità  di Lavinia e non solo…

L’anziano signore è un fiume in piena e riprende il suo racconto che ormai aveva rapito completamente le due ragazze. “Il giorno del parto fu un vero trauma. A quei tempi spesso si partoriva in casa. Io aspettavo nel salottino. Mi sentivo impotente ed inutile. La sentivo urlare…Finalmente la porta si aprì. Mi consegnarono tra le braccia una splendida bambina ed io provai una gioia indescrivibile. Andai da mia moglie per condividere con lei quella sensazione unica e meravigliosa. Era stanca e provata, ma non per questo meno bella. Anche quella sera ascoltammo la nostra canzone e ci addormentammo abbracciati con accanto la nostra bambina. Il mattino seguente mia moglie cominciò a stare male. Andava sempre peggio. Non ricordo molto di quel giorno… Soltanto il medico che esce dalla sua stanza e mi dice che era dispiaciuto… Poi è tutto confuso, quasi irreale… Tanta gente che entrava ed usciva, la bambina che piangeva…

Ero distrutto. Una parte di me era andata via con lei. Non riuscivo a reagire, e soprattutto, non ero in grado di prendermi cura della bambina. Non ero capace nemmeno più di occuparmi di me. Avevo perso interesse per la vita… Ero convinto di non meritare più nulla. Così ascoltai per l’ultima volta la nostra canzone, lasciai mia figlia dei miei suoceri… e con una scusa… Andai via.”

Azzurra sbalordita e piena di rabbia:” cioè ha abbandonato sua figlia?…No… Davvero…ma che…”

“Azzu non tirare conclusioni affrettate… Ascoltiamo!” la ammonì Lavinia.

“ha ragione!” riprese l’anziano signore “andai via, scappai, abbandonando la mia bambina. Emigrai in America. New York precisamente. Iniziai a lavorare in un’officina di italiani che stavano lì da tempo. Lavoravo tanto e parlavo poco. Di me sapevano solo che odiavo le canzoni di Sinatra, specialmente Cheek to cheek .

La rabbia ed il dolore non passavano. I miei suoceri mi mandavano spesso lettere dove mi scrivevano di mia figlia, della casa. Io rispondevo solo ogni tanto, sempre meno. A volte le lasciavo sul tavolo della cucina per giorni. Tra bottiglie di birra e piatti sporchi. Poi ne arrivò una che cambiò tutto…

Please follow and like us:

Leave a Reply

Enjoy this blog? Please spread the word :)